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IL TEATRO

ph_Marco Caselli Nirmal

La facciata

La facciata del teatro si richiama a una rivalutazione della compostezza cinquecentesca: alla base dei prospetti è applicato il bugnato rustico, che raccorda i due lati. L’ingresso principale, verso il Castello, è identificato dal loggiato, elemento che lo contraddistingue dalla facciata di corso Giovecca. I due lati dell’edificio sono a ‘fabbrica’, collegati dal doppio angolo smussato del fronte principale. Analoga funzione anche per i due archi della Rotonda Foschini. Sulla sinistra dell’arco di collegamento che dà sul Castello è situato lo scalone d’onore, che introduce alle sale del Ridotto. Significativa la presenza di botteghe che circondano il complesso al piano terreno.
Atrio del teatro comunale di Ferrara
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L’atrio

Fino a poco tempo fa serviva solo da accesso alla sala. Lo spazio è stato ridefinito col restauro (1960/’80) per dotarlo di nuovi servizi e adeguarlo alle normative di sicurezza.

Per dare profondità sono state realizzate vetrate in cristallo, una nuova pavimentazione e le pareti sono state arricchite da applicazioni di stucco. L’accesso alla sala prevede due spazi per la distribuzione di materiali di informazione. Fra gli interventi di fine anni ’80 va segnalata la collocazione della biglietteria – ampliata e rinnovata nelle tecnologie – nei locali su corso Corso Giovecca.

La pianta

Nel dibattito che porta al “teatro all’italiana”, la costruzione del Comunale di Ferrara svolge un ruolo importante. Il profilo ellittico della cavea e il giro dei cinque ordini di palchi a fascia che salgono sino al soffitto a volta ribassata, l’eliminazione dei palchi di proscenio e l’inserimento di un proscenio architettonico, che salda sala e palcoscenico, sono gli elementi che caratterizzano la sala e che ne fanno un ambiente armonico.
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La platea

All’inizio il Teatro era anche sede di feste danzanti e punto di incontro. Parte della platea era occupata da arredi mobili, lo spazio prossimo al palcoscenico riservato all’orchestra, collocata fino al centro. Lungo il perimetro era collocata una ringhiera dietro la quale c’erano i posti in piedi. Subito dopo l’inaugurazione viene eliminata la ringhiera e vengono inserite delle panche. Solo nel XX secolo si arriva alla realizzazione di una platea simile a quella odierna. Nel 1928 viene realizzata la buca per l’orchestra e aumentata l’inclinazione del piano di proscenio. Interventi recenti: nel 1987 è stata realizzata una pavimentazione in legno; nel 1995 è stata aumentata l’inclinazione del pavimento della platea rispetto al palcoscenico e sono state riposizionate le poltrone, nel 1996 è stata installata una piattaforma per l’allestimento della buca orchestrale. Nel 2001 è stato ultimato l’impianto di climatizzazione.
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I palchi e il soffitto

I palchi nei teatri pubblici garantiscono, attraverso la vendita e l’affitto, gli introiti per la costruzione e la gestione. Queste motivazioni sono presenti per il Comunale fin dalla progettazione. Cinque gli ordini di palchi, allineati e separati da tramezze. Il Foschini orienta i palchetti per garantire acustica e visibilità ottimali e impone l’impiego di un laterizio sottile per resa acustica simile al legno. Grande attenzione è posta anche alla decorazione, realizzata a stucco e in rilievo, e alla vernice da stendere all’interno e all’esterno. Anche il plafone e la curvatura del soffitto sono progettati con strutture leggerissime.
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Le decorazioni della sala

La decorazione della cavea, affidata nel 1791 a Serafino Barozzi, viene rinnovata nella prima metà dell’Ottocento in occasione dei primi interventi di ristrutturazione e adeguamento. Un primo nucleo di lavori viene eseguito nel 1825-1826 dal figurista milanese Angelo Monticelli, ma l’intervento più significativo è quello realizzato dopo 25 anni da Francesco Migliari. Dopo aver preso parte ai restauri del 1825, il Migliari aveva realizzato nel 1833 un sipario dipinto il cui soggetto trae ispirazione dall’Orlando Furioso. Fra i lavori di quel triennio va segnalato l’inserimento, nel soffitto, del rosone e della lumiera, che prende luce dal tetto. La disposizione decorativa progettata dal Migliari è di matrice “romantica”. Per ogni ordine di palchi prevede decorazioni diverse, mentre il boccascena viene trattato come una parasta antica. Interessante è la scelta del soggetto per il soffitto, dove nelle quattro scene della vita di Giulio Cesare è trasfuso il patriottismo dell’epoca. Una fascia esterna a motivi neorinascimentali circonda le immagini e verso il centro c’è un fregio. Domina il soffitto un ampio rosone traforato.
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Proscenio

Foschini ha progettato un arco scenico che non separa in modo netto sala e palcoscenico. Negli stessi anni i teatri adottano i boccascena di concezione barocca, che dividono lo spazio della fruizione da quello dell’azione utilizzando una cornice rettangolare dalla ricca ornamentazione. Nella ristrutturazione del 1825 l’arcoscenico era stato trasformato nel più tradizionale boccascena. I restauri del 1849 riportano alla sistemazione originaria.

e palcoscenico

All’epoca della costruzione il palcoscenico del teatro era uno dei più ampi e tuttora è ragguardevole. È stato adeguato, ma sono rimaste integre le strutture fondamentali della scena. Foschini realizzò guide per far scorrere le quinte e i ‘telieri’ delle scene fino al centro del palcoscenico. Complessi i meccanismi per la movimentazione delle quinte e dei soffitti, il cambiamento dei quadri e gli effetti scenici. Il delicato apparato è oggi sostituito da sistemi elettrici: sono completamente automatizzati gli impianti di palcoscenico per luci e suono.
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Il Ridotto

Dalla costruzione fino al ‘900 gli ambienti di contorno alla sala teatrale fungono da punti di ritrovo. Questa parte del teatro, a cui prima si accedeva dallo scalone d’onore, viene completata per ultima, nei primi dell’800. Nel progetto il Ridotto è composto da una Sala Grande e da quattro ambienti aggiuntivi. Prevede inoltre una saletta per il Cardinale Legato. Dal 1802 la Società del Casino dei Signori Nobili fissa al Ridotto la propria sede e realizza un collegamento tra la Sala Grande e alcuni camerini di servizio ai palchi. Nel 1822 il Ridotto viene messo in comunicazione con i locali del piano nobile, ma assume l’aspetto definitivo solo nel 1845, quando furono eseguiti i decori della Sala Piccola, con il soffitto a volta dipinto e il camino alla francese. Splendidi il soffitto dipinto dal Migliari e le pareti ornate da dorature della Sala Grande. Interessante uno spaccato del Foschini che mostra la sala stessa circondata da una ringhiera a ballatoio in collegamento con ambienti sovrastanti. La mancanza di tracce fa pensare che poi il progetto sia stato modificato prima della realizzazione; possiamo tuttavia rintracciarne una testimonianza nella balaustra traforata sul muro di sinistra. In fondo alla Sala Grande era situato il salotto del Cardinale Legato. Con gli ultimi restauri si è reso necessario demolire parte di questa ala per realizzare le uscite di sicurezza; è stato tuttavia possibile recuperare ad uso pubblico la terrazza sopra il volto del Vicolo del Teatro.
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Camerini, sale prova, archivio

Camerini
Restaurati tra 1987 e 1989, i camerini, cui si accede da Corso Giovecca, possono ospitare fino a 180 persone. Collocati su tre piani, si differenziano in funzione dei diversi utilizzi: al 1° piano ospitano salette per la regia e le prime parti con specchi e servizi riservati. Al 2° e 3° piano si trovano i “camerini delle masse artistiche” per orchestrali, corpi di ballo, cori e comparse. Attigui a questi spazi sono sartoria, sala trucco e sala parrucche.
Le sale prova
Le Sale Prova, cui si accede dalla Rotonda Foschini, sono in comunicazione diretta con il palcoscenico. Pur essendo parte integrante del teatro, questi spazi sono stati recuperati solo con gli ultimi restauri. Disposti su tre piani, nel progetto iniziale erano destinati alle esercitazioni di gruppi musicali di varia composizione (Sala 1), alle prove delle compagnie di prosa (Sala 2); come sala ballo e per il riscaldamento dei danzatori ospiti (Sala 3). Ora le sale vengono utilizzate anche come spazi espositivi o come aule per conferenze e laboratori. In particolare la Sala Prove 1, dotata di un parquet sofisticato, viene spesso utilizzata come sala ballo in occasione di workshop.
Le sale dell’archivio
Ospitano il Centro di Documentazione del Teatro Comunale di Ferrara, aperto al pubblico nel 2005. La struttura è dotata di postazioni multimediali e raccoglie al suo interno i materiali a stampa, fotografici, audio e video relativi alle attività svolte dal teatro a partire dall’ottobre 1964.