




Progetti drammaturgici concernenti l’opera lirica, pensati e proposti da compagnie teatrali di ricerca, ma prodotti e realizzati da teatri d’opera che mettono a disposizione le loro strutture e maestranze. E' il progetto "Opera futura" che vede 3 teatri di tradizione (il Comunale di Ferrara, la Fondazione Teatro Comunale di Modena e la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia) e la fondazione lirico sinfonica del Teatro Comunale di Bologna fare squadra contro la crisi dei finanziamenti, con tre nuove produzioni che incrociano la tradizione musicale con il teatro di ricerca, con l'obiettivo anche di trovare nuovo pubblico. Il progetto nasce anche per volontà della Regione Emilia Romagna che da tempo promuove le reti tra produttori e operatori del settore, la circuitazione delle produzioni, l'innovazione e la ricerca.
Opera futura intende trasferire nel teatro d'opera pratiche performative in uso nel teatro sperimentale e di ricerca, rendendo il testo operistico disponibile come materia ispiratrice di eventuali nuove creazioni teatrali e musicali.
Intervista a Giordano Montecchi da
http://www.radioemiliaromagna.it/eventi/nasce_opera_futura.aspx
FRANCESCO MICHELI e FONDAZIONE I TEATRI DI REGGIO EMILIA
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in collaborazione con la SCUOLA DELL'OPERA ITALIANA - TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA
27 febbraio, ore 11 Teatro Municipale Valli, Reggio Emilia
3 marzo ore 20.30 Teatro Comunale, Modena
27 marzo, ore 11 Teatro Comunale, Ferrara
6 aprile, ore 20.30 Teatro Comunale, Bologna
regia Francesco Micheli
scene Federica Parolini
costumi Monica Salsi
musiche a cura di Mauro Montalbetti
drammaturgia Paola Ponti
Icarus Ensemble
realizzazione scene e costumi a cura della
Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
Come va a finire il Fidelio di Beethoven?
L’opera di Florestano e Leonora come si conclude?
Facile. La moglie libera il marito che viene premiato per l’eroica resistenza: i due vivono il resto della loro vita di coppia felici e contenti.
Tutto qui? Be…no. Marcellina, dopo un po’ di smarrimento, non è difficile figurarcela tra le confortanti braccia di Jaquino, tornando perciò a ben più miti consigli.
Rocco - non possiamo giurarci - confidiamo che torni al proprio tristo lavoro meno cinico di prima, più consapevole del peso delle proprie azioni.
E Pizarro? Il carnefice bieco e spietato? Condannato a morte? Torturato? Ghigliottinato?
Speriamo di no. Ci piacerebbe che gli strumenti della giustizia non siano rancorosi e violenti come quelli usati da lui.
Ci piacerebbe che gli strumenti della giustizia non siano rancorosi e violenti come quelli usati da lui. Tenuto conto delle tante persone cui egli ha inflitto supplizi feroci (non dimentichiamo che, senza l’intervento di Leonora, lo sposo sarebbe morto similmente a chissà quanti altri malcapitati), è facile prevedere una pena pesante, la più pesante immaginabile in un paese civile: l’ergastolo.
Pizarro chiuso in carcere a vita.
Che esistenza conduce un uomo che ha lastricato la propria esistenza di morti?
Noi abbiamo provato a immaginarcelo.
Paola Ponti, drammaturga, ha ricostruito i diari che Pizarro ha tenuto durante la sua eterna prigionia.
Quali i pensieri, quali le considerazioni 10, 20, 30 anni dopo gli accadimenti raccontati da Beethoven?
Pizarro, per riempire il vuoto del tempo, ricostruisce il processo che ha portato alla propria condanna, rilegge gli atti, interroga virtualmente i testimoni d’allora, edifica un teatro della memoria dove si rievocano i tragici accadimenti che Beethoven ha musicato. Federica Parolini e Monica Salsi, scenografa e costumista, hanno dato spazio a questa requisitoria clandestina, dilatando le pagine anguste di un diario del carcere per invadere il teatro.
Ne vieni fuori uno spettacolo che riprende le fila del discorso lasciato aperto dal Fidelio.
Una sorta di sequel che non risparmia niente e nessuno, nemmeno la musica di Beethoven. Mauro Montalbetti ha affrontato la partitura di Beethoven come un mondo di suoni lontano che giunge alla memoria zoppicante e distorta di Pizarro in un flusso continuo benché frammentario, incoerente, surreale.
Fidelio Off è un anello, l’ultimo, l’ennesimo che si lega alla lunga catena che cerca di spezzare le catene dell’arbitrio e dell’abuso di potere.
Francesco Micheli
Spettacolo per le Scuole secondarie di 2° grado. Ingresso € 5
Opera in due atti per voci, percussioni, harmonic whirlies, hang, vento, pedonium e rumori
In collaborazione con CENTRALE FIES, LES BRIGITTINES (Bruxelles), MUSIC BIENNALE ZAGREB
23-24 settembre Teatro Comunale di Ferrara
16 - 17 ottobre ore 17 Teatro Comunale / Vie Festival, Modena
18 novembre ore 20.30 Teatro Ariosto, Reggio Emilia
5 dicembre ore 20.30 Teatro Comunale, Bologna
ideazione Luigi de Angelis e Chiara Lagani
regia, scene, luci Luigi de Angelis
musiche di Mirto Baliani, John Dowland, Alvin Lucier, Steve Reich, Iannis Xenakis
drammaturgia Chiara Lagani
con la consulenza di Caterina Marrone e Rodolfo Sacchettini
costumi Chiara Lagani e Sofia Vannini
sound design Mirto Baliani
con Fiorenza Menni
ensemble vocale Melodi Cantores diretto da Elena Sartori
percussioni Nextime Ensemble (Danilo Grassi, Lisa Bartolini, Antonio Somma, Biagio Zoli), Mirto Baliani, Mauro Milone, Davide Sacco
produzione Opera Futura Laboratori per un Nuovo Teatro Musicale, Teatro Comunale di Ferrara
in co-produzione con Teatro Comunale di Bologna, Teatro Comunale di Modena, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
con il contributo di Regione Emilia Romagna Assessorato alla Cultura Sport e Progetto giovani e Ministero della Gioventù nell'ambito dell'Accordo di Programma Quadro GECO - Giovani Evoluti e Consapevoli
in collaborazione con Les Brigittines (Bruxelles), Music Biennale Zagreb (Zagabria)
Il progetto South-North mira a produrre uno spettacolo di teatro musicale che, sul modello del lavoro svolto per la realizzazione di Dorothy, Sconcerto per Oz, sappia unire linguaggio musicale e teatrale. Verranno analizzate, in questo caso, le figure chiave dei due episodi: la strega del Nord e la strega del Sud, che compaiono nel racconto Il Mago di Oz, cui verrà attribuita una lingua immaginaria.
Per la creazione della lingua della Strega del Nord la ricerca si sviluppa intorno al rapporto tra canto, suono e luce mentre la lingua della Strega del Sud sarà ritmica e percussiva.
TEATRO GIOCO VITA e FONDAZIONE TEATRO COMUNALE DI MODENA

Rappresentazione per voci, corpi e ombre da L'Orfeo di Claudio Monteverdi
In collaborazione con la SCUOLA DELL’OPERA ITALIANA - TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA
13 dicembre ore 16 Teatro Comunale, Modena
14 gennaio ore 11 Teatro Ariosto, Reggio Emilia
20 gennaio ore20 Teatro Comunale, Ferrara
2 febbraio ore 20.30 Teatro Comunale, Bologna
Le diverse esperienze che Teatro Gioco Vita ha condotto nel tempo legate al repertorio musicale classico sono nate principalmente dal bisogno di dare risposte estetiche e dramaturgiche alle nuove possibilità del Teatro d’Ombre contemporaneo.
L’obiettivo del progetto è quello di sperimentare nuove forme di messa in scena. Forme che possano approfondire le possibilità di interazione tra musica, in questo caso il canto, e teatro d’ombre.
De l'ombre eterne. Rappresentazione per voci, corpi e ombre è uno spettacolo studio costruito a partire da L'Orfeo di Claudio Monteverdi, ridotto e liberamente adattato, sia musicalmente che drammaturgicamente, per l'occasione.
La scena è astratta. Volutamente senza tempo, luogo del mito depurato da ogni riferimento ad una Grecia pastorale o barocca.
In scena sei cantanti performers, tre uomini e tre donne, ci raccontano la storia di Orfeo ed Euridice. Sono il coro, il deus ex machina dello spettacolo, e come coro tutti partecipano al racconto della storia e allo sviluppo dell'azione scenica. E dal coro, a turno, si staccano per farsi portatori di un corpo che si fa azione, che si fa canto, che si fa ombra e dare così forma scenica a tutti i personaggi della storia. Non c'è mai la totale personificazione interprete personaggio ma la sua semplice evocazione. Ciò che governa la scena è una assoluta idea di coralità.
Assieme a loro, sulla scena, sei musicisti eseguono le musiche facendo uso di strumenti non legati alla tradizione monteverdiana ma alla contemporaneità. Non c'è nessuna intenzione "attualizzante" o "modernizzante" quanto il bisogno di creare un presente sonoro fuori dal tempo.
Il racconto si dà per squarci del tessuto narrativo originale, che garantiscono sinteticamente dei passaggi fondamentali della storia, ma frammentano l'azione scenica "in quadri". I quadri sono separati, e nello stesso tempo connessi tra loro, da brevi raccordi scenici accompagnati da interventi sonori registrati. I diversi materiali, intesi come musica e azione scenica, sono organizzati sulla scena per stratificazioni e sovrapposizioni. Si assiste ad una continua moltiplicazione dei piani linguistici, ma con la chiara volontà di rendere sintetica la percezione.
Gli elementi testuali e musicali maggiormente caratterizzanti la tradizione culturale nella quale l'opera di Monteverdi è nata sono stati eliminati, per riportare la storia di Orfeo "nel tempo e nello spazio" dei mito dalla quale essa proviene e così esaltare la straordinaria forza drammatica, e tuttora attuale, della musica monteverdiana.